Sperduti nel buio, 1914

Regia: Nino Martoglio, Roberto Danesi; produzione e distribuzione: Morgana Film (Edizioni d’Arte Morgana Film), Roma; visto censura: n. 5146, 02-11-1914; lunghezza originale: 1870 m (un prologo e tre parti); prima visione: 20 settembre 1914, Napoli; soggetto e sceneggiatura: dal dramma omonimo, dal sottotitolo Gente che gode, gente che soffre (1901), di Roberto Bracco; fotografia: Lorenzo Romagnoli; commento musicale: Maestro Enrico De Leva; personaggi e interpreti: Giovanni Grasso (Nunzio, il cieco), Virginia Balistrieri (Paolina), Dillo Lombardi (duca di Vallenza), Maria Carmi (Livia Blanchardt), Totò Majorana (il padrino di Nunzio), Ettore Mazzanti, Maria Balistrieri.

Cincopa WordPress plugin

 

 

Il film
Napoli. In una notte di bufera, una mendicante e un povero cieco si incontrano per caso. Lei è Paolina, figlia illegittima di una ragazza sedotta e abbandonata, che sopravvive facendo la mendicante e talvolta frequentando per necessità ambienti malavitosi. Il cieco è Nunzio, un violinista sfruttato dal patrigno, che è proprietario di un caffè notturno. I due derelitti si avvicinano, dapprima per reciproco aiuto, poi si innamorano e sognano di sfuggire ai loro sfruttatori. Ma le vicissitudini li separano.
Nel frattempo il duca di Vallenza, padre naturale di Paolina, ormai anziano, malato e in preda al rimorso per aver abbandonato la figlia, decide di riparare al torto e di nominare Paolina sua erede. Ma la perfida Livia, l’ultima e malvagia amante del duca, riesce con l’inganno a escludere Paolina dall’eredità, per appropriarsi lei stessa dei beni del nobiluomo. Intanto Paolina è vittima dalla prepotenza di Gennarino, un giovane balordo che, invaghitosi di lei, la ricatta e la insidia. Nunzio mette Gennarino fuori gioco, e salva Paolina: i due, così ritrovatisi, per sfuggire alla miseria, decidono di lasciare la città e andarsene lontano.

Pubblicità e frasi di lancio:
«Morgana Films / Serie: Giovanni Grasso e Maria Carmi / Sperduti nel buio / Azione tratta dal dramma di Roberto Bracco adattata pel Cinema dallo stesso Autore, messa in iscena da Nino Martoglio e Roberto Danesi.
Un prologo e tre parti / Affissi a colori – Fotografie, ecc.
Sperduti nel buio / non hanno imponenza di masse, / né grandiosità di messa in iscena, / né sfarzo di costumi più o meno storici, / né sfoggio di trucchi più o meno ingegnosi, / ma hanno / tale palpito di vita, tale verità di ambienti popolari e principeschi, tale efficacia di espressione scenica, tale senso di umanità, / da far scambiare lo schermo per un lembo di vita reale, e costituiscono senza alcun dubbio / il più grande sforzo Cinematografico / che sia stato ottenuto da qualsiasi Casa editrice italiana ed estera.
Giovanni Grasso e Maria Carmi, Dillo Lombardi e Virginia Balistrieri, Vittorina Moneta e Totò Majorana, e tutti quanti gli altri attori appaiono sullo schermo, non già quali ombre moventesi, ma quali persone vive, palpitanti, che danno il senso assoluto della realtà.
Sperduti nel buio / non sono un artificio fotografico. Sono un dramma tanto più suggestivo inquantoché lo spettatore non ode la parola dell’attore, ma interpreta egli stesso il pensiero dell’Autore, vive egli stesso quelle emozioni che uno straordinario, insuperabile complesso artistico, suscita in lui, colla sua muta ma pur tanto eloquente espressione del gesto.
Con questa film, audacemente pensata e felicemente eseguita la cinematografia ha fatto un altro passo verso la grande arte».
«La Vita Cinematografica», Torino, anno V, nn. 36-37, 30 settembre-7 ottobre 1914, pp. 18-19.

«Tale palpito di vita, tale verità di ambienti popolari e principeschi, tale efficacia di espressione scenica, tale intensità drammatica ed al tempo stesso tale semplicità di svolgimento, tale senso di umanità da farci scambiare lo schermo per un lembo di vita reale».
«L’Illustrazione cinematografica», Milano, n. 17, 5 ottobre 1914.

«Questo lavoro, per la nobile fonte onde è tratto e pel modo con cui è stato scenicamente eseguito e tecnicamente completato, si discosta di colpo da quanto fin qui è generalmente prodotto in cinematografia […]. Si tratta di una squisita concezione e di un fine svolgimento teatrale dove il buon gusto e la misura trionfano gloriosamente, pur ottenendo il massimo effetto di emozione sullo spettatore. Nino Martoglio che ha diretto l’esecuzione scenica del film e che ieri assisteva alla proiezione, fu cordialmente festeggiato dagli intervenuti, assieme a Roberto Bracco, il quale fu il primo a riconoscere il perfetto risultato del lavoro cinematografico».
«Il Mattino», Napoli, 20-21 settembre 1914 (recensione dopo la “prima” del film al Salone Margherita di Napoli).

Un primo tentativo di trasposizione cinematografica, non riuscito, avviene ad opera dell’Itala Film di Torino, nel 1912. Successivamente il regista Nino Martoglio riesce a superare la diffidenza di Bracco, contrario alle riduzioni cinematografiche, con la promessa di rispettare l’opera e di avvalersi della collaborazione dell’autore in fase di sceneggiatura. Ciononostante, il finale viene cambiato in positivo, con i due protagonisti che, invece di separarsi a causa delle traversie della vita, tornano insieme. Al pari dell’opera teatrale, il film ottiene un buon successo, ma è anche oggetto di qualche critica e viene presto ritirato anche dalle sale di seconda visione.

Nonostante ciò, la fama di Sperduti nel buio finirà per superare le barriere cronologiche ed estetiche del cinema muto: verrà infatti consacrato dalla critica prima come capolavoro del verismo cinematografico italiano, poi, in tempi successivi, come capostipite del neorealismo: in questo processo ha giocato un ruolo fondamentale l’analisi di Umberto Barbaro (Vecchi film in museo, «Cinema», Roma, n. 68, 25 aprile 1939, pp. 262-264), che del film mise in evidenza le doti espressive e le innovative soluzioni di linguaggio cinematografico, come l’uso della dissolvenza, del flashback e del montaggio di contrasto.

Ancora nella seconda metà degli anni Trenta, una copia, probabilmente l’unica allora sopravvissuta, venne inclusa nella “cineteca” didattica creata all’interno del Centro Sperimentale di Cinematografia, ma nell’autunno del 1943 questo presunto unico esemplare venne trafugato dai tedeschi e portato in Germania insieme ad altri film importanti conservati dal CSC.

Nonostante le ricerche intraprese, il film non è mai stato ritrovato: fortunatamente si conservano, a testimonianza, una consistente documentazione iconografica e due diverse redazioni della sceneggiatura: la prima, pubblicata in Alfredo Barbina, Sperduti nel buio, Nuova Eri, Roma 1987, la seconda, con qualche aggiunta e un finale differente, edita da Sarah Zappulla Muscarà ed Enzo Zappulla in Martoglio cineasta (Editalia, Roma 1995).